Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Il Signore Selvatico’ Category

Di: Leanan Sidhe

Il personaggio tutt’oggi noto come Merlino, ha assunto in realtà differenti nomi e aspetti a seconda delle varie leggende alle quali è stato associato nel corso dei secoli; tuttavia, l’archetipo del bardo, veggente e druido in preda alla Follia Profetica, a causa della quale è costretto a vivere nel folto dei boschi come Uomo Silvestre, è il medesimo ed è ampiamente riconoscibile in ognuna di esse. Nelle varie narrazioni, difatti, si nota come egli passi la maggior parte del suo tempo tra le foreste, lontano dalla civiltà e dalla sua caotica nonché superficiale esistenza, trovando così riparo spirituale nell’abbraccio delle fronde degli alberi e nella contemplazione della vita degli animali selvatici. Questo suo profondo attaccamento allo stile di vita selvaggio, i vari tipi di alberi spesso citati e il rapporto, sia fisico che simbolico, che spesso viene a crearsi tra il Veggente e l’albero stesso, lasciano dedurre che nelle suddette leggende vi sia una qualche reminiscenza dell’antico culto arboreo dell’era pre-cristiana.

Prendendo come primo esempio il Vita Merlini, scritto da Geoffrey di Monmouth intorno al 1148, vediamo come Merlino, in preda alla follia, corra a nascondersi tra i frassini, dove darà inizio alla sua esistenza di uomo selvaggio, nutrendosi di bacche e radici, e comportandosi come se fosse un animale. Nel corso della storia, lo possiamo osservare mentre si rifugia all’ombra di alcune querce, sfuggendo così ad un viandante che casualmente l’aveva scorto dopo aver udito i suoi canti e lamenti. Infine, un inviato della sorella, avente il compito di ritrovarlo e di ricondurlo a casa, lo trova beatamente adagiato sotto ad un nocciolo, nei pressi di una sorgente. Volendo brevemente analizzare le varie simbologie di questi tre alberi, è possibile azzardare l’ipotesi di un Percorso Iniziatico basato sugli insegnamenti profondi del Frassino, della Quercia e del Nocciolo.
Il Frassino è l’albero degli Inizi e della Vita, fonte di saggezza cosmica, connesso alle acque ed alla femminea Luna, ma anche al Sole e quindi al lato maschile, e avente la capacità di apportare equilibrio interiore, guarigione fisica e spirituale, e di favorire la rinascita. Nella mitologia nordica, l’Yggdrasil, il Frassino del Mondo, veniva raffigurato come un albero immenso, i cui rami si snodavano verso l’immensità del cielo, mentre le radici scendevano nelle oscurità degl’Inferi, in modo da sostenere e rigenerare l’Universo; questa visione potrebbe stare ad indicare una connessione spirituale da parte di quest’albero tra il piano materiale, o della mente, e quello dell’anima, dal quale prende nutrimento. E’ perciò evidente, in questo caso, il suo ruolo di “ponte” tra la mente di Merlino e la sua Anima Antica, portandolo così ad avere visioni ed estasi che a occhi profani appaiono inevitabilmente come mera pazzia.
Volgendo lo sguardo verso la simbologia della Quercia, notiamo come anch’essa venisse considerata una sorta di “porta” d’accesso ai Mondi, e come in molte tradizioni fosse tenuta in grande considerazione quale albero oracolare. L’essenza spirituale della Quercia possiede la capacità di apportare grande forza interiore, atta a governare se stessi, donando così equilibrio e vigore sia fisico che psicologico; tutte qualità che al Merlino in preda alla Follia giungono come un corroborante elisir, in grado di concedergli la fermezza e la lucidità necessarie alla comprensione personale dei propri vaticinii. Inoltre, la Quercia è anche un albero guerriero, che dona protezione e stabilità, che risveglia la nostra parte più forte e combattiva, e che ci infonde coraggio, energia vitale e ispirazione.
Ma è il Nocciolo che vede il cambiamento finale di Merlino, quello che lo porterà a seguire il suddetto inviato della sorella per fare temporaneamente ritorno tra la gente comune. Qui Merlino appare più sereno, meno selvaggio, la sua Follia si è un poco placata, o meglio equilibrata, e lo si ode cantare una sorta di preghiera, una riflessione sulla natura delle stagioni e sulla relativa rigidità dell’inverno. Quest’albero, infatti, è da sempre l’emblema della Conoscenza profonda, della Saggezza e dell’Ispirazione proveniente direttamente dagli Dei. La sua aura “rinfrescante” e giovanile è in grado di connettere la mente con quella parte dell’anima innocente e luminosa, chiamata “bambino interiore”, in grado di riconoscere la vera Magia che si cela oltre la materia. Il Nocciolo è particolarmente legato alle acque, ed è perciò interessante notare la presenza del ruscello al fianco di Merlino, simbolo di guarigione fisica, mentale e spirituale, ma soprattutto ennesima simbologia di un “varco” che collega il mondo umano con quello Divino, quale è l’acqua in svariate tradizioni del mondo. Forse, in questo caso, il Nocciolo potrebbe rappresentare l’avvicinarsi della meta finale del Percorso del profeta.
Un altro dei possibili volti di Merlino lo troviamo nel personaggio di Myrddin il Bardo, poeta gallese che ci parla in prima persona nelle poesie a lui attribuite. Anch’egli, come il Merlino di Geoffrey di Monmouth, viene visto come un “uomo selvaggio”, un “folle” che ama profetizzare nella quiete delle foreste. Nella poesia dei Meli, lo vediamo rivolgersi a questi alberi come se parlasse a delle persone, quasi ad indicare quanto fosse integrato nel suo ruolo di Uomo dei Boschi, e il fatto che ormai appartenesse ad un mondo al di fuori di questo. Questo suo comportamento riporta alla mente le trance degli sciamani, i quali, durante le loro estasi, sono in grado di visitare mondi ritenuti al di sopra di quello ordinario. Il Melo, secondo la tradizione, è l’albero fatato per eccellenza, Iniziatore e dispensatore di Saggezza e Conoscenza, i cui frutti racchiudono la simbologia dell’Altro Mondo. Nella mitica Asgard, città degli Dei della mitologia norvegese, vi erano delle mele magiche che donavano l’eterna giovinezza, e questo ci riporta al concetto di Bambino Interiore, sempiternamente puro e limpido. Il Melo è inoltre l’albero sacro dell’Isola di Avalon, terra di incanti e guarigioni spirituali, nonché dimora di splendide Donne conoscitrici dei Misteri universali. Senza dimenticare il frutto proibito della biblica vicenda di Adamo ed Eva, il quale concedeva la Sapienza di Dio. Esso dona la Vita, la Rinascita, il “furor poeticus”, ovvero l’Ispirazione del poeta portata dalle Muse. E, nuovamente, troviamo in esso la capacità di connettere il veggente con gli ancestrali Mondi dello spirito.
In un’altra poesia, vediamo Myrddin dialogare con un piccolo maiale, più probabilmente un cinghialotto, animale sacro ai celti che ben rappresenta lo stato interiore selvaggio del Bardo, e la sua connessione con il volto divino della natura.
Altri due personaggi leggendari che vengono solitamente affiancati alla figura del nostro Merlino, sono Lailoken e Suibhne Geilt. Le loro leggende appaiono, in realtà, molto simili al resoconto del Vita Merlini, ma quest’ultimo è con tutta probabilità un testo successivo. Sia nella storia di Lailoken che in quella di Suibhne, possiamo osservare come ambedue vengano posseduti dalla pazzia a causa delle atrocità della guerra a cui stavano partecipando, proprio come il Merlino di Geoffrey di Monmouth.
Nel caso di Suibhne, la follia è apparentemente provocata da un anatema lanciatogli da San Ronan, ma questa si attua solamente all’inizio della suddetta battaglia. Ormai folli, fuggono nel folto della foresta, dove vivono un’esistenza selvatica e animalesca. Suibhne in particolare descrive i suoi stretti rapporti col mondo animale e vegetale, che gli ispira lodi alla bellezza degli alberi e della natura, alla freschezza delle acque, e alla grazia degli animali. Le sue odi sono dedicate a querce, ontani, salici e betulle, tutti ritenuti in grado di avvicinare l’essere umano alla divinità, e ad altri numerosi alberi e arbusti che si ritrovano senza difficoltà nella vasta simbologia celtica. Possiamo notare come la sua follia sia più gioiosa, più armoniosa, rispetto a quella del Merlino presentato da Geoffrey, nonostante anch’egli soffra dinanzi ai rigori invernali. Un attento esame va tuttavia rivolto verso l’albero in cui egli pare abbia scelto di dimorare dopo aver rinunciato alla vita con gli esseri umani, ovvero il Tasso. Le antiche tribù teutoniche dedicarono a questo maestoso albero la tredicesima runa, Eiwaz o Ihwaz, che rappresenterebbe sia la Morte che la Rinascita. Secondo Graves, il Tasso è associabile al Solstizio d’Inverno, momento dell’anno in cui il Sole muore e contemporaneamente rinasce a nuova vita. Simbologia perfetta per il caso di Suibhne, che muore come essere umano per rinascere come Uomo Selvatico. Nella cultura celtica il Tasso possedeva il ruolo di legno principale per l’intaglio delle rune ogamiche, poiché portatore di Conoscenza superiore. Suibhne potrebbe aver scelto quest’albero per favorire lo sviluppo e l’accrescimento del suo stato di folle veggente. Un altro dei possibili volti dell’Uomo Selvaggio, è quello di Myrddin Wyllt. Costui era figlio di un uomo di nome Morfryn, e soffriva di stati alterni di pazzia che, infine, lo costrinsero a una solitaria vita nei boschi. Nel testo si accenna al fatto che avesse il dono della profezia, la quale si manifestava, però, solamente durante i rari momenti di sanità mentale. In questa narrazione, la presenza di alberi viene in verità citata dalla sorella di Myrddin, Gwendydd, la quale possiede a sua volta il dono della veggenza, ma è il fratello che aiuta la fanciulla nell’interpretazione dei suoi sogni profetici, cosa che lo rende indiscutibilmente legato alla Conoscenza arborea. Secondo Jean Markale vi è, altresì, una possibile connessione tra il personaggio di Merlino e quello di Gwydion, l’Incantatore figlio della Dea Don e nipote di re Math, presente nelle leggende gallesi dei Mabinogion. Entrambi, difatti, sono legati alla magia della foresta, in quanto Gwydion durante la battaglia mitologica raccontata nel Libro di Taliesin e chiamata Cad Goddeu, “Lotta degli Alberi”, è colui che trasforma i bretoni in alberi e arbusti. Inoltre, pare che il suo nome derivi dalla radice “gwydd”, o “wydd”, che significherebbe bosco. Ambedue esperti di incanti e illusioni, e ambedue profondamente legati alla vita selvatica, dal momento che Gwydion stesso venne trasformato da Math in tre diversi animali, in seguito a una punizione. A sua volta, nel nome di Merlino si scorge la familiarità con il mondo selvatico dei boschi e delle foreste; sempre secondo Markale, è possibile accostare il suo nome con la parola inglese del XII secolo “merilun”, ovvero “merlin” in inglese moderno, che significa “smeriglio”, qualità di falcone molto nota a quell’epoca. Propone, inoltre, un accostamento con il francese “merle”, ovvero “merlo”, ponendolo in questo caso come aggettivo, a causa del carattere tipicamente sbeffeggiatore e impertinente del Merlino Incantatore delle saghe arturiane.

Ad ogni modo, nei vari suoi aspetti e comportamenti, scorgiamo in Merlino il volto solenne dello Sciamano, del Druido, di colui che possiede la Scienza degli Alberi, il quale intraprende il proprio Viaggio Estatico attraverso la fusione dell’Anima e del Sé con l’essenza degli alberi a cui si rivolge, o dentro a cui vive, protetto da occhi indegni nell’imperscrutabilità della propria cristallina torre, che altri non è se non il Nemeton, la Sacra Radura pregna di magia divina.

Read Full Post »

L’Uomo Verde

OVVERO L’ANIMA MASCHILE DELLA NATURA

Di: Valerie Undòmiel

L’Uomo Verde ha occhi di muschio e pelle di corteccia.
Foglie i suoi capelli, foglie i suoi baffi e la sua folta barba. Germogli escono dalla sua bocca e ghiande, come pendagli, gli adornano le chiome.
Il suo sguardo è dolce ma selvaggio, luccicante di istinto.
Il suo sorriso è pura gioia, innocente e malandrino ad un tempo.
La sua bella immagine ci parla, nel corso dei secoli, dell’Animo Maschile della Natura. Figlio, Fratello, Amante della Grande Madre e di Lei parte.
Il suo spirito nasce, cresce e muore così come nasce, cresce e muore la vegetazione.

 Allo sbocciar della Primavera è fresco e vigoroso. Dalla Terra viene nutrito e poi, giovane virgulto, inizia a cercarla in modo diverso.
Così, quando la rugiada bagna i campi il Fanciullo di Foglie e la bella Fanciulla dei Fiori camminano mano nella mano e gioiscono insieme in vivaci amplessi, umidi come umida è la terra.
Lo spirito del giovane Uomo Verde è libero e naturalmente erotico, è irruentemente istintuale poiché Lui è la bella forza vitale generante, espressione dinamica e vorticante del divino e ci mostra  una sessualità sacra vissuta senza vergogna e senza pudore bensì con abbandono e con vigoroso, sano, potente desiderio che sempre cresce e pare mai si sazi.

Quando avanza l’Estate e il sole caldo bacia la terra l’Uomo Verde è ricco di frutti e, forte e generoso, si fa Dono e nutre ogni creatura.
La sua impetuosa forza è ora più placida e stabile. Protegge e perpetua la vita che ha contribuito a generare. Come un genitore amorevole non si risparmia, la sua chioma è più verde che mai e, dopo le sue molte unioni con la Dea, il suo Nome è Abbondanza.
Verdeggiante spirito di bellezza e fertilità il suo abbraccio è Amore e Sostegno.

Ma sul finire dell’Estate, con l’Autunno ormai alle porte, l’Uomo Verde inizia a perdere vigore.
Gialla, rossa e splendida è la sua chioma, grano i suoi baffoni, orzo e riso la sua lunga barba.
Il suo sacrificio deve essere totale, tutto deve essere raccolto, conservato per i mesi più scuri e duri.
E di nuovo si dona e lo fa senza paura.
Molta saggezza ha accumulato, vivendo pienamente il suo tempo. Sa che ogni cosa ha un suo momento e quando il suo giunge non ha rimpianti poiché conosce i cicli di tutte le cose e di sè stesso, l’eterno suo rinnovarsi, l’eterno suo perire.
Sa che la Terra è pronta ad accoglierlo come piccolo seme.
In Inverno riposerà nel ventre scuro e caldo della Madre, in attesa di tornare, piccolo germoglio, a verdeggiare in superficie.

Nascosto tra le fronde degli alberi ancora ci guarda, l’Uomo Verde, con i suoi occhi penetranti.
Quando il vento accarezza o scuote le sue chiome l’Uomo Verde ci fa sentire la sua voce, ci narra i suoi racconti.
Parla agli uomini della loro Anima Selvaggia che è forte, coraggiosa, erotica, virile senza però mai essere violenta, possessiva e predominante.
Racconta all’essere umano del suo legame inscindibile con la Natura, narra fiabe di rispetto, equilibrio e condivisione.
Ci insegna i suoi ritmi vita morte vita, che sono anche i nostri ritmi.

Così, quando soffia il vento nei chiaroscuri degli alberi, se stiamo proprio molto attenti, possiamo vedere l’Uomo Verde danzare con gli spiritelli allegri della natura e possiamo ascoltare ciò che ha da dirci e se ci lasciamo trasportare possiamo ancora trovare il modo di partecipare anche noi alla sua sacra e antica Danza della Vita.

Read Full Post »